Verona omaggia il dott. Giorgio Antonucci

Serata Giorgio Antonucci

VERONA – Sala gremita e profonda commozione martedì 7 aprile presso la Sala Polifunzionale "Alberto Benato", dove il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) OdV ha celebrato la figura di Giorgio Antonucci, il medico e psicanalista che ha rivoluzionato l’approccio alla sofferenza psichica in Italia.

L’evento, svoltosi con il patrocinio della Circoscrizione 4^ del Comune di Verona, ha avuto come momento centrale la proiezione gratuita del docufilm "Se mi ascolti e mi credi: Giorgio Antonucci un dottore senza camice".

L’opera, diretta dal regista Alberto Cavallini, ripercorre la straordinaria carriera del "medico senza camice". Antonucci è passato alla storia per aver smantellato i reparti più repressivi degli ospedali psichiatrici (tra cui l’Osservanza di Imola), sostituendo metodi coercitivi come la contenzione e l’elettroshock con l’ascolto empatico e il ripristino della dignità civile dei pazienti.

Particolarmente toccante è stato l'intermezzo musicale eseguito da un ensemble di giovani musicisti. Il gruppo ha eseguito il brano “Il valzer delle spose ribelli”, una composizione originale ispirata alle storie vere di due donne che, dopo anni di internamento e contenzione, hanno ritrovato la libertà proprio grazie all'intervento di Antonucci.

“Giorgio Antonucci ha dimostrato concretamente che è possibile trattare la sofferenza mentale senza alcuna forma di coercizione,” hanno dichiarato i rappresentanti del CCDU. “Questa serata, sostenuta con sensibilità dalla Circoscrizione 4^, ha offerto alla cittadinanza un’occasione preziosa per riflettere su temi inalienabili come la libertà individuale e il rispetto della persona.”

La serata si è conclusa con un vivace dibattito, confermandosi come un momento fondamentale per interrogare la società contemporanea sul sottile confine tra cura e controllo sociale, mantenendo viva l'eredità di un pensiero che mette l’essere umano sempre al primo posto.

La serata è stata un'occasione unica per riscoprire un pensiero che, oggi più che mai, interroga la nostra società sul confine tra cura e controllo sociale.

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